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Per il referendum, come per altre precedenti occasioni elettorali, molte donne italiane hanno ricevuto la documentazione per votare col cognome del marito di fianco al loro, anche se non avevano mai scelto di adottarlo come proprio: sono le donne sposate e residenti stabilmente all’estero, che a differenza di chi vive in Italia ricevono la documentazione per votare per posta. È un problema che si presenta ogni volta che si vota, che siano elezioni o un referendum, e attira molte critiche: succede soprattutto in alcuni paesi, per ragioni sia burocratiche che legislative.

Chi vive stabilmente all’estero deve iscriversi all’AIRE (l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero): per votare non va semplicemente al seggio elettorale come in Italia, ma una volta iscritto all’AIRE riceve per posta una busta con le schede elettorali per votare per corrispondenza. La presenza del cognome del marito riguarda la busta esterna che viene spedita (cioè quella che contiene i documenti per votare): ogni volta che si vota molte donne italiane iscritte all’AIRE la ricevono col cognome del marito di fianco al proprio.

Per molte di loro la presenza del cognome del marito è un problema di principio, per altre è un ostacolo concreto al proprio diritto di voto: un’elettrice italiana che vive in Svezia, a Stoccolma, spiega che per le elezioni europee del 2024 il postino, non trovandola, aveva lasciato un avviso nella cassetta della posta. Dice che quando è andata a ritirare la busta l’ufficio postale si è rifiutato di dargliela perché il nome sulla busta (col doppio cognome) non coincideva con quello sul suo documento di identità (in cui c’era solo il suo cognome): è quindi dovuta tornare col documento di suo marito a ritirare i documenti per poter votare (il suo non è un caso isolato).