Divenne noto come presidente della Commissione Bilancio della Camera, perché non negava un obolo a nessuno: li chiamò "vol-au-vent", omaggio al principio che "il governo è di tutti" e in questo fu un precursore. Si sapeva muovere, conosceva tutti. Si trasformò in referente dei poteri forti raggiungendo l'apice del successo. Poi arrivò Tangentopoli e con l'operazione Mani Pulite cadde in disgrazia. Subì 42 processi. Ne uscì con 40 assoluzioni e 2 condanne. La prima a 1 anno e 8 mesi per la cosiddetta tangente Enimont di 5 miliardi girata alla Dc; l'altra a 2 mesi, per fondi neri Eni. A Poggioreale, si fece solo 17 giorni. Poi, per il suo cuore malato (ha avuto vari by pass) fu messo ai domiciliari. ''Le tangenti? La corruzione? Sono stati il ​​prezzo pagato per la stabilizzazione del Paese'', si giustificò. Passata la buriana, Pomicino iniziò a vivere una seconda vita, salendo sul carro di Silvio Berlusconi dopo una breve fase con Clemente Mastella. Con lo pseudonimo 'Geronimo' scrisse con successo sul 'Giornale' e 'Libero'. Riabilitato, nel 2004 era approdato al Parlamento europeo ma aveva come preferita Roma. Nel 2006 la svolta: riuscì a entrare per la sesta volta alla Camera con il centrodestra (la Dc dell'amico Gianfranco Rotondi) per poi trasmigrare al centro. Nel 2008 non fu ricandidato e due anni dopo dopo aderì all'Udc divenendone dirigente. Dal 2008 al 2011 ebbe anche un incarico a Palazzo Chigi al fianco di Silvio Berlusconi come presidente del Comitato tecnico-scientifico per il controllo strategico nelle amministrazioni dello Stato. Infine è stato presiedente della Tangenziale spa di Napoli, società del Gruppo Autostrade. Protagonista della Prima e della Seconda Repubblica, ha fatto il commentatore e il fustigatore della Terza. Di lui si raccontano vari aneddoti. A cavallo tra gli Anni '80 e '90, quando era ministro del Bilancio di Andreotti e l'emergente democristiano per antonomasia, viveva, raccontano, sull'Appia Antica, in una villa da 5 milioni e mezzo di lire di affitto al mese.