Cambiare prospettiva, ribaltando totalmente quanto emerso nei giorni scorsi e confermando quindi l’attuale tracciato della Gronda. Fabrizio Ferrari, presidente di Confindustria Genova, non nascondere «l’imbarazzo» con cui venerdì scorso il consiglio di presidenza ha esaminato la discussione relativa «all’opzione di non fare, ovvero di cambiare il progetto della Gronda autostradale». Posizione, questa, che vede gli imprenditori genovesi nettamente contrari, «Io spero che si cambi prospettiva di 180 gradi e, nel caso della Gronda, si proceda come si era già deciso quasi vent’anni fa, per festeggiare soltanto quando gli utenti pagheranno il pedaggio per un’infrastruttura più capace e in sicurezza» spiega Ferrari.
Il presidente di Confindustria ripercorre infatti la lunga gestazione per arrivare al progetto esecutivo di un’opera «la cui mancanza non solo ha provocato il crollo del Ponte Morandi e la morte di 43 persone nel 2018, ma ha fatto capire anche ai cittadini comuni dove si arriverà senza interventi, il più possibile rapidi».
Ferrari ricorda il Dibattito Pubblico, organizzato nel 2009 dalla sindaca Marta Vincenzi con il supporto di Autostrade, «per arrivare a determinare il progetto necessario per la città, ritenuto il più condiviso e fattibile, anche dal punto di vista economico». Fu proprio tenendo conto delle conclusioni del Dibattito che, dopo nove anni, si arrivò al progetto finale che portava con sé anche gli espropri dei terreni su cui far transitare l’opera. Tutto questo, «in contemporanea con il crollo del Ponte, che ha provocato non accelerazioni ma, paradossalmente, retrocessioni circa le cose da fare» ricorda il presidente di Confindustria.







