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Niente esequie di Stato, la cerimonia nell'abbazia a due passi dallo storico pratone e mercoledì alla Camera. Il segretario a casa Bossi: "È stato molto commovente"
Nel silenzio composto di Abbazia di San Giacomo Maggiore, tra pietre antiche e memorie che affondano nel Medioevo, si prepara l'ultimo saluto a Umberto Bossi, fissato per domani alle 12, a urne aperte. Non un funerale di Stato, non le solenni liturgie delle istituzioni, ma una scelta diversa, intima e insieme profondamente politica: quella di tornare a Pontida, nel cuore simbolico di una storia che lui stesso aveva contribuito a trasformare in mito contemporaneo. È stata la famiglia a volerlo. Condivisione, ma anche riservatezza. Popolo, ma senza clamore istituzionale in quel monastero che il fondatore della Lega amava visitare prima di ogni ritrovo. Così il "Senatur" compie il suo ultimo viaggio tra le valli e i prati che avevano visto nascere il racconto della Lega, là dove ogni anno si celebrava un'identità fatta di appartenenza, radici e rivendicazione. A pochi passi dal "pratone", quel luogo torna a essere teatro non di un raduno, ma di un commiato. Per annunciare il funerale del padre, il figlio Renzo pubblica sui social una storia in cui sono riprodotte vecchie immagini di militanti a Pontida, mentre sventolano le bandiere con il Sole delle Alpi, il Leone di San Marco e della Lega autonomista lombarda.










