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Sui 140 milioni di ricavi, il 40% viene dall'estero. Ma la filiera del tabacco è tutta tricolore
Il sigaro Toscano è sempre più associato a quello stile di vita italiano che tanto piace agli stranieri anche nella sua versione vintage, legata agli anni della Dolce VIta. Uno stile che oggi, archiviati spaghetti e mandolino, è fatto di moda, vino, cibo, qualche auto di superlusso e, per l'appunto, il Toscano. Ma dietro c'è stato un lungo lavoro che, negli ultimi 20 anni, ha trasformato un'azienda, nata nel 1818 e cresciuta nell'ambito del monopolio, in un simbolo del made in Italy. Manifatture Sigaro Toscano (Mst) è oggi un gruppo privato - controllato da un gruppo di imprenditori guidati dal presidente, Luca Cordero di Montezemolo - da oltre 140 milioni di fatturato, con multipli del lusso (margini al 30%), che supera i 250 milioni di pezzi prodotti all'anno. Tutti fabbricati in Italia, nelle due manifatture di Lucca e Cava dei Tirreni, ma esportati per il 40% all'estero, dove cresciamo al ritmo del 20% l'anno dice l'amministratore delegato di Mst, Stefano Mariotti e puntiamo al 50% del nostro fatturato, in parità con il mercato italiano, dove siamo leader con una quota del 90 per cento. Le esportazioni arrivano in oltre 50 Paesi, ma il mercato estero dove il Toscano vende di più è la Turchia, seguito da Est Europa e Germania. Poi ci sono gli Usa e le grandi potenzialità della Cina. L'interesse asiatico si vede già da tempo nelle vendite dei Duty Free (a Fiumicino, per esempio, il 50% dei ricavi lo generano i cinesi), che sono il canale di vendita internazionale principale. E i venti di guerra? Non abbiamo problemi di approvvigionamento dice Mariotti e ci siamo abituati alle difficoltà dal periodo del Covid. La materia prima è italiana e abbiamo stock per due anni. Le flessioni che mettiamo in conto per la logistica e i Duty free poi si recuperano.







