Era il 21 marzo 2006, il primo giorno di primavera, quando Jack Dorsey pubblicava il suo primo tweet di configurazione su una nuova piattaforma. “Just setting up my twttr”, recitava. Dorsey è uno dei fondatori dell'allora Twitter, oggi X, insieme a Noah Glass, Biz Stone ed Evan Williams. Il nuovo servizio di social media nasce come un'imitazione digitale degli sms: pochissimo spazio a disposizione per comunicare notizie, pensieri, scambiarsi idee. Chiunque fosse attivo online in quegli anni ricorderà che non era possibile eccedere i centoquaranta caratteri.

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L'idea di Dorsey e compagni era semplice, e avrebbe cambiato per sempre il modo in cui concepiamo Internet, la comunicazione, il giornalismo e le interazioni online. Twitter esplode l'anno successivo al lancio, al festival di tecnologia di Austin, in Texas, South by Southwest. La startup gode, in quell'occasione, delle sue prime vere luci della ribalta. Passa, in pochissimi giorni, da ventimila a sessantamila utenti.

Nello stesso anno, il 2007 nasce una delle funzioni più celebri di Twitter: l'hashtag (#), da un'idea dello sviluppatore Chris Messina, che desiderava raggruppare sotto un'unica etichetta tutte le conversazioni con lo stesso argomento. Oggi su X vengono condivisi ogni giorno circa 125 milioni di hashtag. Ancora oggi restano un modo per aiutare gli utenti a orientarsi nelle conversazioni online, indicizzare e organizzare le comunicazioni e i contenuti. Negli anni successivi le funzioni della piattaforma si espandono: diventa possibile menzionare altri utenti (con l'uso della @) e ricondividere i tweet (ritwittare).