MANIAGO (PORDENONE) - C’è un silenzio particolare che avvolge Maniago in queste ore, un silenzio fatto di incredulità e dolore, ma anche di ricordi che affiorano con forza. È il silenzio lasciato da Carlo Chiodini (43 nni), aspirante guida alpina, rimasto ucciso in un tragico incidente avvenuto sul versante francese del massiccio del Monte Bianco.

La tragedia si è consumata nella tarda mattinata di giovedì, durante un corso organizzato dal Collegio Guide Alpine del Fvg. La vittima stava partecipando a un’uscita formativa insieme ad altri allievi e a un istruttore. L’incidente è avvenuto poco prima delle 13.30, alle pendici del Grand Flambeau, a circa 3.400 metri di quota, un centinaio di metri sotto la vetta. Il gruppo stava procedendo in cordata quando una scarica improvvisa di massi e pietre si è staccata dalla parete sovrastante, travolgendo gli alpinisti senza lasciare scampo a Chiodini.

Carlo era nato e cresciuto proprio a Maniago, dove aveva frequentato il liceo scientifico Torricelli, distinguendosi per serietà e impegno. Fin da giovane aveva mostrato una mente brillante e una naturale inclinazione per le materie scientifiche, qualità che lo avevano portato a proseguire gli studi all’Università di Trieste, dove si era laureato in ingegneria navale. Un percorso impegnativo, affrontato con quella costanza che chi lo conosceva bene gli ha sempre riconosciuto. Dopo la laurea e un master alla Bocconi, la sua vita aveva preso una dimensione internazionale.