Negli uffici giudiziari e investigativi che da tempo lavorano sulla galassia anarchica per contrastare le evoluzioni violente e per intercettare, con un laborioso lavoro di analisi, concreti rischi di escalation nei propositi di lotta armata allo Stato, si dice che il 2026 è l’anno di Alfredo Cospito.
Non foss’altro perché a maggio 2026, quindi tra poco più di due mesi, terminerà l’efficacia del provvedimento che stabilisce per l’ex leader del Fai- Fri (Federazione anarchica informale-Fronte rivoluzionario internazionale) il cosiddetto 41 bis, il carcere duro, statuito tra la fine nella primavera 2022 dal ministero della Giustizia sulla base di qualificati pareri dei principali uffici inquirenti delle procure competenti e della Direzione nazionale antimafia. Basterebbe questo, a voler accennare al contesto storico nel quale sono avvenuti i gravi fatti di ieri a Roma, per spiegare quale sia uno dei fattori in gioco nell’immanente scontro che questo mondo vive con le istituzioni dello Stato.
Il 41 bis a Cospito era stato deciso e firmato dal ministro Marta Cartabia. Quattro anni nel supercarcere sardo di Bancali. Pochi mesi ed era iniziato un lungo momento di tensione anche istituzionale gemmato dal 10 ottobre 2022 in poi e cioè quando Cospito aveva iniziato uno sciopero della fame. Aveva perso 35 chili e di conseguenza era stato trasferito a Opera (Milano) nel gennaio 2023 per motivi di salute. Le azioni degli anarchici Durante la protesta del loro leader carismatico gli anarchici si erano fatto sentire: incendi alle ambasciate italiane all’estero (Atene, Barcellona, Berlino), sabotaggi, proiettili inviati all’allora procuratore generale Francesco Saluzzo che trasmise al ministro Carlo Nordio il parere favorevole al 41 bis. I pareri adesso dovranno essere redatti di nuovo. E gli animi - oltreché le manifestazioni di vicinanza a Cospito - si sono riaccesi da settimane sui siti di informazione e sui profili Instagram vicini a questa galassia.








