"Qui la vittima sono io". Roberta Bruzzone continua a ripeterlo dopo che è stata accusata - assieme a tre suoi collaboratori - da una collega, Elisabetta Sionis, psicologa forense e giudice in servizio al tribunale dei minori di Cagliari. "Sono state scritte cose non vere, si tratta di una vicenda complessa che ha radici lontane nel tempo: nasce dal tentato femminicidio di Valentina Pitzalis e dal processo per la morte di Manuel Piredda. Sionis era consulente, sosteneva che la vittima fosse Piredda e lo sostiene tuttora, nonostante l'archiviazione. Forse dopo quel clamoroso fallimento professionale, nel quale riponeva ambizioni di carriera, mi ha trasformato nel suo bersaglio".

Raggiunta da Repubblica, la criminologa risponde anche su quanto avrebbe scritto sui social a proposito di Sionis (come "miserabile esistenza", "da Tso", "in putrefazione"): "Mi vengono contestati sei post in quattro anni. Parlare di atti persecutori è quantomeno eccessivo". E anche sulle chat Whatsapp, Bruzzone ha qualcosa da ridire: "Nella chat 'Fbi' non ci sono. E in un'altra — "Barcone on the road" — si parlava di un'altra persona che mi ha perseguitato per anni. Non siamo stati noi a organizzare attacchi, noi li subivamo da persone in carne e ossa e da profili fake: denunce, offese personali e alla mia famiglia, accuse deliranti di istigazione al femminicidio, di uccisione di animali, di corruzione di procure, di frode processuale. Dietro alcuni di questi c'è Sionis".