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Parla Elisabetta Sionis, la giudice stalkerizzata (con la figlia) per il caso Piredda
"Vivo in un incubo ormai da quasi dieci anni, nella paura che qualcuno possa fare del male a me e alla mia famiglia, soprattutto alla mia bambina, che a causa di questa vicenda ha avuto ripercussioni anche sulla salute. Ora che la verità comincia a venire a galla, sto tentando di riprendere in mano la mia vita, di tornare a una quotidianità stravolta da una persecuzione costante, però è difficile riuscire a gestire vicende così dolorose quando sai di non aver fatto nulla di male, ma che tutto questo accanimento si è scatenato per intralciare un percorso verso la verità per la famiglia Piredda, nel quale credo ancora fermamente". A parlare è Elisabetta Sionis, la criminologa clinica, oggi giudice onorario della Corte d'appello di Cagliari, che, insieme alla figlia all'epoca minorenne, sarebbe vittima di stalking da parte di Roberta Bruzzone, la criminologa tv che ora rischia il processo insieme ad altre tre persone. Le contestazioni, delineate dal sostituto procuratore di Cagliari Gilberto Ganassi, sono ricostruite negli atti di un'inchiesta durata tre anni, che si è avvalsa della collaborazione di autorità internazionali e che ora è arrivata a conclusione, con il deposito del 415bis e la trasmissione del fascicolo alla Procura di Roma, dopo che la Sionis è stata nominata giudice minorile. Gli approfondimenti che coinvolgono Bruzzone delineerebbero una sorta di modus operandi del gruppo, messo in atto da profili fake sui social, creati per demolire la credibilità dei "nemici" coinvolti nei casi di cronaca e influire mediatamente sulle inchieste. Materiale contenuto in un hard disk da 2 terabyte, dove ci sarebbero anche elementi raccolti fino al dicembre scorso su altre vicende, tra cui Garlasco, Paganelli e Pifferi, oltre alle presunte condotte contro la Sionis. Accuse che la Bruzzone respinge "totalmente", sostenendo che la parte offesa "è indagata dalla procura di Roma per atti persecutori, falsa testimonianza, calunnia, diffamazione aggravata e reiterata in concorso proprio ai miei danni". La vicenda, nel tempo, è stata trasformata in un braccio di ferro, come emerge da una serie di whatsapp agli atti tra la Bruzzone e gli indagati, dai quali si evince non solo come il gruppo gestisse i troll sui social contro gli avversari, ma anche l'organizzazione della difesa contro le denunce della Sionis, anche grazie a informazioni privilegiate e un inconsueto passaggi di documenti giudiziari.









