DOLO (VENEZIA) - Se l’azienda Prada è quella che ha pagato le conseguenze più pesanti in termini di costi, non va trascurato il dramma economico ed umano che ha colpito tutti coloro che si sono ritrovati improvvisamente senza un mezzo di trasporto, trafugato per essere utilizzato per un assalto pianificato da tempo.
Una delle vittime del furto d’auto è stata E.B. che racconta la sua disavventura. «Sono uscita di casa la mattina presto per recarmi al lavoro e non ho più trovato la mia Fiat 500L che era parcheggiata in strada dove abito, ad Arino, non proprio vicino a dove si trova Prada. Dopo un naturale momento di confusione ho intuito che la macchina mi era stata rubata. A quel punto – prosegue sempre E.B. - ho avvisato il lavoro che non sarei stata in grado di raggiungere la sede, ho chiamato il mio compagno ed insieme ci siamo recati dai carabinieri di Dolo per denunciare il furto».
Giunta in tenenza la donna ha suonato e il carabinieri che le ha aperto la porta ha chiesto se era recata a denunciare il furto dell’auto. «Già immaginavano il motivo della mia denuncia perché non ero la sola ad avere subito il furto ma in occasione dell’assalto a Prada erano state rubate sei auto e due furgoni. Ed anche ad una signora che abita sempre nella mia via, hanno rubato una 500L».









