Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
19 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 15:25
Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone sono pronti a contribuire a un piano per garantire la navigazione commerciale dello strategico Stretto di Hormuz, chiuso dall’inizio della guerra in Iran. L’annuncio è arrivato con un comunicato diffuso da Downing Street nel quale i sei Paesi condannano con forza i missili e i droni lanciati da Teheran. La risposta iraniana non si fa attendere. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, secondo quanto riporta la Cnn, fa sapere che gli alleati degli Usa che aiutano Washington a riaprire lo Stretto si renderebbero “complici” dell’aggressione. Durante una telefonata con il suo omologo giapponese Toshimitsu Motegi, Araghchi ha affermato che l’attuale situazione a Hormuz è stata causata da Stati Uniti e Israele, e ha avvertito che la partecipazione di qualsiasi Paese al tentativo di rompere il blocco iraniano costituirebbe “complice dell’aggressione e degli efferati crimini commessi dagli aggressori”.
Nella dichiarazione congiunta i leader dei sei Stati esprimono la “disponibilità” a “contribuire agli sforzi necessari per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto” accogliendo “con favore l’impegno delle nazioni che si stanno impegnando nella pianificazione preparatoria“. Nella nota inoltre i firmatari condannano “con la massima fermezza i recenti attacchi dell’Iran contro navi mercantili disarmate nel Golfo, gli attacchi contro infrastrutture civili, tra cui impianti petroliferi e del gas, e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane” ed esprimono “profonda preoccupazione” per l’escalation del conflitto. “Chiediamo all’Iran di cessare immediatamente le sue minacce, la posa di mine, gli attacchi con droni e missili e altri tentativi di bloccare lo Stretto alla navigazione commerciale, e di conformarsi alla Risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”, si legge nella nota.












