Una frase presa in prestito dallo psicoanalista Jacques Lacan apre il post sul blog Segunda Cita del rinomato cantante e chitarrista cubano Silvio Rodríguez:
“Il sintomo del padrone è proprio la sua riluttanza a riconoscere ciò che alimenta il suo potere”
Il post, datato 18 marzo, riporta un articolo scritto dal giornalista Josué Veloz Cerrade, intitolato L'assedio perfetto: quando il soffocamento diventa politica, che descrive la crisi energetica di Cuba, mai così grave, “culmine di un assedio geopolitico orchestrato chirurgicamente nell’arco di sei decenni”.
La tensione nel Paese è ancora più alta dopo le minacce di Donald Trump: “Con Cuba? Posso fare quello che voglio”. Sotto si aprono i commenti. Il primo è quello di Silvio, uno dei più importanti musicisti cubani, autore rivoluzionario che ha unito poesia e impegno politico fondando la Nueva Trova Cubana, movimento di rinnovamento della musica popolare: “Pretendo il mio AKM, se mi attaccano. E lo dico sul serio”.
Nato nel novembre 1946 a San Antonio de los Baños, un paesino nei pressi dell’Avana, Silvio Rodríguez Domínguez si è espresso così duramente dopo le dichiarazioni arrivate in risposta a quelle del presidente cubano Miguel Díaz-Canel, che aveva avvertito gli Stati Uniti che “qualsiasi aggressore esterno incontrerà una resistenza indomabile a Cuba”.











