Giorgia Meloni ha scelto un formato insolito per parlare agli italiani che, come dice lei stessa, “si nutrono di argomenti politici senza attingere dai media tradizionali”. La premier ha parlato con Fedez e Mr Marra a “Pulp Podcast” senza domande preconfezionate su tutto: il Medio Oriente, il nucleare iraniano, l'autonomia strategica dell'Europa, il prezzo della benzina, i servizi segreti, il referendum sulla giustizia.
Iran: “Non partecipiamo. Ma nessuno può permettersi un regime nucleare degli Ayatollah”
Il primo tema è quello che tiene banco nelle cancellerie di mezza Europa. Sull'attacco all'Iran, la posizione italiana è netta: «L'Italia non partecipa e non intende partecipare». Meloni non si nasconde dietro la formula diplomatica: spiega che nell'area ci sono decine di migliaia di italiani e duemila soldati di stanza, e che il primo obiettivo del governo è lavorare a una de-escalation, anche per difendere i paesi del Golfo che considera “partner strategici”.
Ma la premier non liquida il problema con la sola astensione. Riconosce apertamente che l'Iran ha raggiunto una capacità di arricchimento dell'uranio intorno al 60%, “molto superiore a quanto serva per scopi civili e molto vicino a quanto serve per una bomba nucleare”. E pone la domanda che aleggia su ogni summit occidentale senza trovare risposta: «È più pericolosa una guerra oggi per impedirlo, o che il regime possa attaccarci domani con una bomba nucleare?» La sua risposta, almeno per ora, è la via negoziale: «Continuo a perseguire la strada di un accordo affinché l'Iran accetti di utilizzare l'uranio solamente a scopi civili».











