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19 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 12:55

Sull’Iran Donald Trump si trova ancora una volta a inseguire Israele. Almeno stando a quello che il presidente degli Stati Uniti scrive sui social. L’attacco della Israeli Air Force contro il giacimento di gas iraniano di South Pars — il più grande al mondo — ha segnato un passo in avanti nell’escalation in corso in Medio Oriente, provocando la ritorsione di Teheran contro infrastrutture energetiche in Arabia Saudita, Kuwait e Qatar e facendo impennare i prezzi del petrolio. Ma oltre alla dimensione militare ed energetica, a emergere con forza è uno scontro di versioni. Da un lato, la narrazione della Casa Bianca. Dall’altro, quella di alcune tra le più autorevoli testate internazionali, che raccontano una storia molto diversa sul ruolo degli Stati Uniti.

Trump ha scelto di intervenire in prima persona per prendere le distanze dall’operazione israeliana. Lo ha fatto con un post sul social Truth: “Israele, spinto dalla rabbia per quanto accaduto in Medio Oriente, ha attaccato violentemente un importante impianto noto come il giacimento di gas di South Pars in Iran. Una sezione relativamente piccola del complesso è stata colpita – ha scritto -. Gli Stati Uniti non erano a conoscenza di questo particolare attacco e il Qatar non è stato in alcun modo coinvolto, né aveva la minima idea che sarebbe accaduto”. Una posizione netta, necessaria perché Doha è il principale alleato degli Stati Uniti in Medio Oriente, rafforzata poco dopo: “Purtroppo, l’Iran non era a conoscenza di questo fatto, così come di qualsiasi altra informazione rilevante relativa all’attacco a South Pars, e, ingiustificatamente e ingiustamente, ha attaccato una parte degli impianti di gas naturale liquefatto (GNL) del Qatar”.