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Il raid contro l’impianto iraniano segna una nuova escalation nel Golfo Persico. Teheran minaccia ritorsioni contro le infrastrutture energetiche dei Paesi arabi, mercati in allarme per petrolio e gas
Il bombardamento del giacimento di gas South Pars, avvenuto ieri, segna uno dei passaggi più pericolosi dall’inizio dell’attuale fase di conflitto in Medio Oriente. L’impianto, situato sulla costa iraniana del Golfo Persico, è stato colpito durante un’operazione militare attribuita a Israele, con il coinvolgimento indiretto degli Stati Uniti. L’attacco ha provocato incendi in alcune strutture industriali, costringendo le autorità iraniane a sospendere parte della produzione e a rafforzare la difesa di altri siti energetici strategici.
Il South Pars non è un obiettivo qualunque: si tratta del più grande giacimento di gas naturale del pianeta e considerato uno dei pilastri dell’equilibrio energetico globale. South Pars fa parte di un giacimento dii 9700 chilometri quadrati condiviso da Iran e Qatar: la parte iraniana di South Pars ne costituisce circa un terzo. Il giacimento di gas si trova sotto il Golfo Persico, dove centinaia di navi sono rimaste di fatto bloccate da quando l'Iran ha strangolato lo Stretto di Hormuz. Le stime sulla quantità di gas naturale contenuta nel giacimento variano da 14 a 51 trilioni di metri cubi.






