Resta sempre caldissima la situazione delle navi bloccate presso lo stretto di Hormuz. Secondo quanto risulta dal monitoraggio costante dell’area, tracciato dalla piattaforma Grafana, attualmente sono 1.194 le unità che stazionano nella zona. Di queste, 558 sono petroliere, 269 portarinfuse, 165 cargo container, 69 Lpg (gasiere), 17 Lng (metaniere) e 11 Pcc (Pure car carrier).

Secondo Fabrizio Frisoli, esperto del settore assicurativo e logistico, fondatore di AssiLog e ora transport & cargo manager e specialty coordinator di Edge broker (divisione del gruppo Edge, il quale vanta 325 milioni di euro in premi gestiti ed è controllato dal fondo europeo Anacap), una simile condizione in Medioriente comporta, per gli operatori logistici, una serie di conseguenze, con «un cambiamento delle modalità di assicurazione delle merci e un incremento dei costi». Frisoli si concentra, in particolare, sui beni trasporati con container.

Nei giorni immediatamente successivi all’attacco di Usa e Israele contro l’Iran, avvenuto il 28 febbraio, in effetti, le condizioni per assicurare navi e merci nell’area interessata dal conflitto sono completamente mutate e sono state annullate le polizze precedentemente stipulate, a favore di altre da concordare con l’assicuratore.