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5 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 15:41

Circa mille navi sono ferme nel Golfo Persico e nelle acque circostanti lo Stretto di Hormuz, mentre cresce la tensione in Medio Oriente e aumentano i rischi per il traffico marittimo. Secondo i dati del mercato assicurativo Lloyd’s of London, citati da Reuters, metà delle navi sono petroliere o trasportano gas. Il valore complessivo dei soli scafi e impianti di bordo, senza il carico, è superiore a 25 miliardi di dollari. Nonostante la situazione, domenica 1° marzo almeno 40 navi hanno comunque attraversato lo stretto, da cui passa il 20% delle esportazioni globali giornaliere di petrolio e gnl. Il blocco parziale del canale sta provocando per questo forti aumenti dei prezzi globali, in particolare per il petrolio. Il Wti con consegna ad aprile quota 77,58 dollari al barile in crescita del 3,91% e il prezzo del Brent con consegna a maggio 84,01 dollari, +3,2%. Invece il gas al mercato Ttf di Amsterdam giovedì è in lieve rialzo a 49,5 euro, sotto i picchi toccati lunedì. I contratti future per aprile si attestano a 50,35 euro al megawattora dopo che ieri erano scesi sotto i 50.

I numeri arrivano dal principale hub mondiale per le polizze marittime e soprattutto per le coperture contro i rischi di guerra. Il mercato fa sapere che sta dialogando con la U.S. International Development Finance Corporation (DFC) per mettere a punto un sistema di garanzie e assicurazioni contro il rischio politico per il commercio marittimo nel Golfo, come annunciato due giorni fa dal presidente Usa Donald Trump. Washington ha anche lasciato aperta la possibilità che la Marina americana possa scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, se la situazione dovesse peggiorare.