VENEZIA - Per fortuna l’incendio che si è alzato ieri mattina dal Padiglione della Serbia nei Giardini della Biennale di Venezia non era molto esteso e si è limitato ad intaccare il tetto della struttura, altrimenti lo spegnimento sarebbe stato complesso. I vigili del fuoco giunti con le imbarcazioni si sono infatti trovati il rio dei Giardini, un canale che attraversa l’area che accoglie l’Esposizione internazionale d’arte, chiuso. Una sorta di percorso breve che avrebbe consentito ai soccorsi di giungere velocemente sul luogo del rogo. Il canale non si poteva percorrere perché nel mezzo c’erano le imbarcazioni dei cantieri impegnati nell’allestimento della Biennale d’arte compresa una chiatta per tenere a galla una gigantesca gru.
La memoria è andata a trent’anni fa quando La Fenice è stata completamente distrutta dalle fiamme perché i canali adiacenti, come i rii della Fenice e di San Luca, erano in secca impedendo ai natanti dei vigili del fuoco l’accesso diretto al teatro. Quindi ieri i pompieri hanno dovuto allungare il percorso e soprattutto usare imbarcazioni più piccole per raggiungere il padiglione coinvolto dalle fiamme che si trova oltre il canale chiuso. Se l’incendio fosse stato più importante i danni all’area espositiva rischiavano d’essere più gravi a causa dei tempi più lunghi imposti ai soccorritori. A prendere fuoco materiale plastico e legno che hanno provocato una coltre di fumo scuro sul cielo di Venezia. Da lontano la situazione sembrava più grave di quello che si è poi rivelata.











