Ancora qualche nota sulla propaganda di governo per il referendum. Mi domando se dire “non mi dimetto” anche se vince il no sia un incentivo ad andare a votare, per gli elettori di Giorgia Meloni. Non credo. Cioè: se trasformi il voto in un sondaggio di gradimento sulla tua persona e sul tuo governo, se preventivamente dici “anche se perdo resto” la gente cosa dovrebbe andare a votare a fare? Tanto resti. Quindi perché fare la fatica di uscire, andare al seggio, votare. Se resti tu resto a casa anche io. Mi domando se con la guerra, l’aumento dei prezzi, la speculazione, il costo della vita fuori controllo, i salari e le pensioni miserrime, gli affitti esosi, la sanità pubblica impoverita, il lavoro precario e sottopagato: mi domando se gli italiani che votano centrodestra siano convinti che garantire l’impunità dei potenti – di questo si tratta - sia la priorità del Paese. Lo so, è un discorso demagogico e se il dibattito pubblico fosse sofisticato e altissimo ci sarebbe da vergognarsi a farlo. Ma siccome il dibattito è fatto da seguaci della premier che vanno in tv a dire che “i pm comandano, in Italia”, “sono un plotone di esecuzione”, “sono impuniti”, bisognerà pur rispondere: non solo non è vero, i pm non “comandano” ma scrivono ipotesi di accusa sulla base delle indagini, come nel caso dei poliziotti di Rogoredo accusati di reati che vanno dall’estorsione all’omicidio premeditato. I pm mettono in fila le prove anche quando si tratta di persone di potere, in divisa, perché la legge vale per tutti. Non è vero che siano impuniti, esiste una sezione disciplinare del Csm che giudica i magistrati ed esistono molte norme che consentono al ministro di Giustizia di chiedere ispezioni controlli e interventi. Ma soprattutto: non vi sembra che sia una preoccupazione di chi pretende impunità, questa? I giudici talvolta sbagliano, la categoria non suscita simpatia. Ancor meno però la suscita, credo, chi avendo potere pretende di comandare impunito, senza il fastidio della legge.