È del tutto legittimo che un elettore possa andare al seggio e non ritirare la scheda per votare. Ma se quel singolo elettore è la presidente del Consiglio il gesto non rimane privato e assume la forma di un cattivo esempio. Anche perché immaginiamo che Giorgia Meloni, sul tema delle regole del mercato del lavoro, abbia le idee chiare. Il suo governo può vantare un indiscutibile successo sul fronte dell’occupazione e forse sarebbe stato opportuno, con un no ai quattro quesiti referendari, difendere tutte le scelte compiute in passato. Anche se alcune non sono sue (come il Jobs Act) ma del Partito democratico nell’era Renzi e oggi con Schlein schierato per il sì. Meloni avrebbe potuto persino dire: vedete come siamo bravi sosteniamo decisioni di altri ma che, come dimostrano i dati sul mercato del lavoro, hanno avuto conseguenze positive. E invece no. Andrà a salutare i commissari al seggio. E nella foto di rito non ci sarà né la scheda né l’urna. Uno spot simbolico che svilisce e persino irride un esercizio democratico. «La scelta di Meloni sul piano giuridico - è l’opinione di Giulio Enea Vigevani, ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Milano Bicocca - equivale all’astensione e onestamente non portano da nessuna parte quei richiami alle sanzioni previste dal Testo Unico delle leggi elettorali per le cariche pubbliche che invitano all’astensione. Mi sembra l’ennesimo esempio negativo di una classe politica che non ha il senso delle istituzioni e che ragiona sempre sull’interesse di brevissimo periodo». Dalla prossima settimana, al di là di quello che sarà il risultato della consultazione (il quorum, come dimostra la storia recente, è difficilmente raggiungibile) sarebbe opportuna una discussione sullo stato di salute di questo indispensabile strumento di democrazia diretta. Non amato e persino irriso da chi sta al governo. E promosso a volte con troppe acrobazie giuridiche che ne hanno ridotto nel tempo l’efficacia e la credibilità. Un istituto che ha cambiato la storia del Paese e migliorato la sua democrazia ma che ora rischia di essere ridotto a un semplice simulacro.
Meloni e le parole sul referendum, come svilire un istituto di democrazia diretta
La premier non ritirerà la schede: uno spot simbolico che svilisce e persino irride un esercizio democratico. Sarebbe opportuna una discussione sullo stato di salute di questo indispensabile strumento di democrazia diretta











