L’11 febbraio del 2015 un oggetto cuneiforme, lungo cinque metri e pesante due tonnellate, è entrato nell'atmosfera terrestre a 27mila chilometri orari (avete letto bene). Sopravvissuto alla coltre di plasma ionizzato prodotta dall’attrito, ha aperto il suo paracadute e si è tuffato dolcemente nell'oceano Pacifico, atteso da una nave da recupero. Era l’Intermediate eXperimental Vehicle, o Ixv, un veicolo capace di dimostrare tecnologie cruciali per il rientro atmosferico dopo un volo suborbitale di 100 minuti a una velocità di 8 chilometri al secondo. A oggi, è il mezzo da rientro più sofisticato mai costruito in Europa. Il suo prime contractor era l’italiana Thales Alenia Space; il program manager Roberto Angelini.L'integrazione dell'Ixv negli stabilimenti di Thales Alenia Space Italia

Stephane CorvajaL’Ixv testimoniava come l'Europa potesse fare una cosa fino ad allora delegata ad altri: portare un veicolo dall'orbita alla Terra in sicurezza, con precisione e in modo controllato. Una base su cui costruire progetti più grandi come l’attuale Leo Cargo Return Service Program (Lcrs), con cui l'Agenzia spaziale europea punta a colmare una lacuna della propria autonomia: acquisire un veicolo commerciale, per trasportare carichi alla Stazione spaziale internazionale (Iss), imbarcarne di nuovi e riportarli sulla Terra. Lanciato il programma nel maggio 2023, l’Esa lo ha finanziato con i fondi approvati al Consiglio ministeriale di Siviglia nel novembre di quell’anno e, nel maggio 2024, ha assegnato i primi contratti di Fase 1, da 25 milioni di euro ciascuno, a due aziende: The Exploration Company, startup franco-italo-tedesca, e Thales Alenia Space.La Fase 1, che si chiuderà il prossimo giugno, serve a maturare il design, consolidare il business plan e avviare le attività di derisking tecnologico. La fase successiva, ribattezzata Aladdin (Autonomous LEO Accelerated Demo Docking to ISS Node), aprirà il bando a nuovi concorrenti, con l’obiettivo di arrivare a una missione dimostrativa con attracco alla Iss entro il secondo trimestre del 2029.A fine febbraio, i team dell’Esa e della Nasa si sono presentati agli stabilimenti torinesi di Thales Alenia Space per quattro giorni di System Preliminary Design Review, la verifica formale della maturità tecnica necessaria per procedere. Pochi giorni dopo è stata pubblicata la “Invitation to Tender” per la Fase 2. Angelini, nel frattempo succeduto a Walter Cugno quale responsabile del Dominio esplorazione e scienza di Thales Alenia Space e del sito produttivo piemontese, era appena tornato dall’Estec, il centro tecnico dell’agenzia europea nei Paesi Bassi, dove si è tenuto il board conclusivo della review. Wired Italia lo ha raggiunto nel suo ufficio, dentro lo stabilimento in cui la sua azienda ha costruito buona parte della Iss, il modulo Halo del Lunar Gateway, e dove oggi prendono forma i pezzi delle future stazioni commerciali. Sono le stesse facilities in cui potrebbe nascere la prima capsula cargo europea. E non solo.Il modello della capsula cargo di Thales Alenia Space