Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 12:24
È morto Paul Ehrlich, autore di The Population Bomb, uno dei libri più influenti e più contestati dell’ambientalismo moderno. Aveva 93 anni. Come sempre accade con figure così divisive, le reazioni si sono subito polarizzate: da un lato i necrologi celebrativi, dall’altro la soddisfazione di chi ricorda che “non ne ha azzeccata una”.
Partiamo da qui, senza difese d’ufficio. Ehrlich fece previsioni che non si sono avverate. Negli anni ’60 e ’70 parlava di carestie imminenti e diffuse, di collassi legati alla crescita della popolazione. Non è successo. La produzione agricola è aumentata, la disponibilità di cibo è cresciuta e le grandi carestie globali previste non si sono verificate, anche grazie ai progressi della cosiddetta rivoluzione verde. Ha anche perso una famosa scommessa con l’economista Julian Simon sull’aumento dei prezzi delle risorse, che invece sono diminuiti. Quindi sì: sul piano delle previsioni puntuali, Ehrlich ha sbagliato, e anche in modo clamoroso.
Ma fermarsi qui è troppo facile, e soprattutto non aiuta a capire. Ehrlich non solo faceva previsioni, poneva anche problemi, tipo: può esistere una crescita infinita in un sistema finito? Non è una profezia, è una domanda. E quella domanda resta lì, intatta. Ha risposto in modo sbagliato alla domanda giusta, sempre meglio di chi dà risposte giuste a domande sbagliate, come quelle che incentivano la crescita economica infinita, senza considerare l’erosione del capitale naturale quando cresce il capitale economico.








