“Dirigersi verso Trapani è la nostra unica opzione. Sea Watch 5 dichiara lo stato di necessità”. Una notte di trattative con le autorità locali si è conclusa con un nulla di fatto, la richiesta di sbarcare prima di Marina di Massa, unico porto sicuro disponibile in Italia individuato dal Viminale, si è scontrata con secchi no.
Che la situazione a bordo fosse difficile l’equipaggio lo aveva già fatto sapere ieri dopo lo sbarco di adolescenti soli e famiglie con bimbi piccoli ordinato dal Tribunale dei minori di Palermo, ma nella notte la situazione è degenerata. Alla prostrazione fisica, si aggiunge quella psicologica, i 57 naufraghi rimasti a bordo, che hanno assistito all’evacuazione medica urgente di 9 persone a Lampedusa, poi al trasbordo di ieri sera, non comprendono perché a loro non venga permesso di scendere a terra. E le loro condizioni, anche fisiche, sono peggiorate.
Soccorsi su gommoni piccoli e sgonfi dopo una traversata complicata, da giorni a bordo di SeaWatch 5 affrontano il ciclone Jolina che gonfia le onde, rende le condizioni a bordo sempre più complesso. “Sono esausti, soffrono di mal di mare e hanno ustioni da carburante. Hanno bisogno di cure mediche immediate per prevenire infezioni e possibili casi di sepsi. A bordo c’è una donna incinta”, fa sapere l’equipaggio, provato da una missione complicata, salvataggi al limite e un’evacuazione medica estremamente difficile.







