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Washington, 18 mar. (askanews) – Il conflitto in Medio Oriente entra in una fase più ampia e incerta, con attacchi che si estendono su più fronti e coinvolgono direttamente l’Iran. Secondo l’analista dell’International Crisis Group Naysan Rafati, Stati Uniti e Israele stanno colpendo obiettivi militari e apparati di sicurezza iraniani, mentre cresce la pressione sul sistema interno del Paese.
In questo scenario, fra tensioni nello Stretto di Hormuz e decisioni politiche ancora in evoluzione, resta aperta la durata del conflitto e il rischio di un’escalation con effetti ben oltre la regione.
“La guerra, in questo momento, si sta combattendo su più fronti. Stati Uniti e Israele continuano a colpire obiettivi militari iraniani e gli apparati di sicurezza, come i Basij e i Guardiani della Rivoluzione”, afferma Jensen Huang, presidente e Ceo di Nvidia.
“Penso che tutta la tensione attorno allo Stretto di Hormuz e il fatto che gli iraniani possano ritenere che un cessate il fuoco non sia ancora nel loro interesse – aggiunge – mentre gli israeliani potrebbero pensare di dover continuare a indebolire il più possibile le capacità dell’Iran, insieme alle decisioni del presidente Trump, rendano questa situazione tale per cui il conflitto potrebbe esaurirsi in pochi giorni oppure durare mesi”.








