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18 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:43

“L’Alta Corrte disciplinare nella riforma Nordio? Se tu prendi degli analfabeti e li metti al posto di Calamandrei, Einaudi, De Gasperi, Togliatti, Saragat e Terracini, ottieni questi risultati”. Sono le parole pronunciate a Dimartedì (La7) dal direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, commentando la riforma della giustizia sulla è previsto il referendum costituzionale il 22 e il 23 marzo.

Il direttore del Fatto, in particolare, attacca duramente l’impianto normativo dell’Alta Corte disciplinare, definendolo pasticciato e incostituzionale nei fatti. La riforma Nordio, infatti, modifica l’articolo 105, attribuendo la giurisdizione disciplinare all’Alta Corte in via esclusiva, ma lascia pressoché invariato l’articolo 107, comma 1, che stabilisce l’inamovibilità dei magistrati e prevede che rimozioni, sospensioni e trasferimenti possano avvenire solo su decisione del Csm (che con la riforma sarà diviso in due, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri). Questo crea un paradosso: l’Alta Corte può accertare le responsabilità, ma non applicare le sanzioni pesanti, che richiedono una deliberazione del Csm, rendendo l’organo inefficace per i casi più gravi e esponendo la norma a interpretazioni contrastanti o future correzioni legislative.