Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 9:21

Li hanno chiamati bonariamente i “Bansky della magistratura”, perché la loro seguitissima pagina sociale “Giovani magistrati” non ha nomi e cognomi. È una scelta non di mancata assunzione di responsabilità, ma una scelta fatta per “spirito di servizio”. Per loro parlano i post o i video condivisi. Ma per il Fatto Quotidiano fanno una eccezione e accettano un’intervista tre dei sette fondatori, tutti trentenni (gli altri quattro nel momento della telefonata hanno udienza). Maria Teresa Pesca, giudice penale a Prato, racconta che oltre che colleghi sono amici, hanno condiviso lo stesso concorso, nel 2020.

Una data pesante, “segnata globalmente dalla pandemia, ricorda Giuseppe Lisella, pm a Marsala, e in Italia anche dal caso Palamara. Stavamo facendo gli scritti, nel 2019, quando è deflagrato lo scandalo delle nomine. Ma al netto di quelle derive, prosegue Lisella, va ricordato che la magistratura ha saputo assumere il suo ruolo di contrasto al terrorismo, alla mafia, alla corruzione. Da qui a voler buttare via il bambino con l’acqua sporca, come vuole fare questa riforma, ci passa il mare. Tutti parlano di pressione correntizia e io da giovane magistrato avrei potuto spaventarmi, ma sono sei anni che faccio il pm e non ho mai sentito questa pressione, non l’ho nemmeno percepita. Così come non ho visto magistrati che prendono decisioni perché politicizzati”.