Una storia emozionante, diventata virale in pochi giorni, ma anche un perfetto esempio di quanto sia facile confondere il ruolo dell’intelligenza artificiale con quello della scienza. Un uomo australiano senza competenze scientifiche, grazie all’intelligenza artificiale a libero accesso, avrebbe creato da solo un vaccino contro il cancro per il suo cane Rosie. Una storia potente, perfetta per diventare virale, ancor di più perché messa sotto i riflettori da Greg Brockman, co-founder di OpenAI. Ma come spesso accade, la realtà è più stratificata. E anche più interessante. Perché la vicenda di Rosie, sopravvissuta alla diagnosi più infausta grazie a una cura sperimentale, non è solo il trionfo di una macchina, ma il risultato di una collaborazione profonda tra tecnologia, scienza e ostinazione umana.
Una diagnosi che non lascia scampo
Rosie è una cagnolina di 8 anni, incrocio tra Shar Pei e Staffordshire Bull Terrier. Per mesi i noduli sulle sue zampe vengono scambiati per una semplice irritazione. Poi arriva la diagnosi: carcinoma cutaneo a cellule mastocitarie in fase avanzata. Le prospettive sono drammatiche. I veterinari parlano chiaro: pochi mesi di vita. Per il suo proprietario, Paul Conyngham, consulente nel campo dell’intelligenza artificiale, è un colpo devastante. Rosie non è solo un cane: è la sua compagna di vita. “Lei è la mia migliore amica”, racconta.






