Sarebbe dovuto comparire in pubblico e tenere un discorso. Ma la notte prima della sua apparizione è stata fatale per Ali Larijani. Un raid aereo israeliano «mirato e preciso» – come rivendicato dal capo di Stato Maggiore, il ramatkal Eyal Zamir – l’ha eliminato. Nella stessa notte, Israele ha fatto fuori anche il comandante dei Basij, Gholamreza Soleimani, e il suo vice, Seyyed Karishiin.
L’Idra iraniana è stata di nuovo decapitata. Due volte in poco più di due settimane. Perché, come si sa, la testa del mostro mitologico, ricresce. Addirittura, si moltiplica.
La caccia e l’eliminazione
Da due settimane – dopo l’uccisione dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei – quello che era considerato dai militari israeliani «il leader de facto del regime terroristico iraniano» aveva un target sulla fronte. E lo sapeva. Si spostava continuamente in diverse località segrete. Prendeva ogni genere di precauzioni per evitare di essere localizzato. Venerdì scorso, a Teheran, aveva sfidato Israele. Si era mostrato per le strade della capitale, facendosi scudo della folla, durante la parata della giornata di Al-Quds – cioè la Santa, come i musulmani chiamano Gerusalemme – a sostegno dei palestinesi. E aveva deriso gli attacchi della coalizione Usa-Israele su Teheran, definendoli segnali della loro «disperazione».










