L’idea era quella di passare un fine settimana di riposo, di quelli che si ricordano per la musica e per il tempo passato insieme. Alessandro era partito con suo figlio di quattro anni verso i laghi di Fusine, con un concerto di Ben Harper come meta e l’idea semplice di stare lontani da tutto per un po’. Una notte in un residence a Udine, la colazione, poi la strada. Nulla faceva pensare che quella mattina avrebbe segnato un prima e un dopo.
Il momento in cui tutto cambia
Poco dopo colazione, Alessandro ha avvertito un giramento di testa, subito dopo un piccolo sforzo. È stato un attimo, ma qualcosa non tornava. Ha provato ad alzare le braccia e una non rispondeva. Cercava di parlare, ma non riusciva a formulare una frase. In quel momento ha capito che non si trattava stanchezza, non era un malessere passeggero. “Mi sono accorto di avere qualcosa di grave”, racconterà poi. Ha provato a raggiungere la porta per aprirla al figlio, ma è sbattuto contro il muro ed è caduto a terra. Da lì, con uno sforzo enorme, per arrivare alla porta e aprirla. Il resto è una corsa contro il tempo.
Un bambino di quattro anni diventa grande
Nelle due ore successive, il protagonista è diventato suo figlio, un bambino molto piccolo. Alessandro è rimasto quasi completamente paralizzato e comunicava solo con piccoli segnali delle dita. Il bambino lo ha aiutato a entrare nell’ascensore, a scendere dal quarto piano al piano terra. Alessandro si è trascinato, metro dopo metro. Il figlio è restato accanto a lui, concentrato, presente. Arrivati al piano terra, il bambino ha chiesto aiuto in una pasticceria vicina. Poi i ricordi si fanno confusi: l’ambulanza, l’ospedale, la diagnosi. Ischemia cerebrale da forame ovale pervio. Una frase che arriva tutta insieme, quando ancora si sta cercando di capire cosa sia appena successo.






