È vicina al campo sportivo, ma (soprattutto) è vicina a quel bosco che loro han scelto come nido da diversi anni. A dieci minuti a piedi da lì c’è il casolare con l’asino Gallipoli e il cavallo Lee. Palmoli. È pronta la casa che il Comune ha messo a disposizione per i Birmingham - Trevallion, con lo scopo di farli uscire dall’impasse degli ultimi quattro mesi: loro, divisi, coi bimbi in comunità e i genitori fuori, uno (il padre) ospite nella “casetta di nonna Gemma” fino al 31 marzo, l’altra (la madre) ancora ferma nel suo capanno, però con questa nuova prospettiva davanti che può cambiare ogni cosa. Non dice niente, Catherine Birmingham, uscendo dallo studio dei suoi avvocati Marco Femminella e Danila Solinas.

Si limita a un «grazie a tutti», ha le lacrime agli occhi, è visibilmente commossa e diversa dalla donna risoluta e poco incline al dialogo che è stata raccontata fino a questo punto. D’altronde i prossimi, più di tutti gli altri, forse pure oltre quelli legati alle perizie che rimangono in corso, sono momenti decisivi. È l’ultimo giorno utile per depositare il ricorso contro l’ordinanza che, una decina di giorni fa, l’ha allontanata temporaneamente dai suoi due gemellini di sette anni e dalla loro sorellina di otto. Ma è anche il dì in cui la soluzione diventa, per certi versi, più concreta e reale. E infatti basta vedere quella casetta in mattoni col cancello verde, ordinata, semi-arredata, con l’intonaco e le piastrelle e tanta luce, settanta metri quadrati con tutto lo spazio all’aria aperta che si vuole, due camere da letto, una con un lettino a castello rosso smaltato, un bagno con la doccia e il wc, la cucina col frigo (sopra ci sono addirittura anche già gli adesivi) e un tavolo enorme, ovale, di legno, capace di ospitare i pasti dell’intera famiglia riunita, un luogo dove poter accatastare i giochi dei più piccoli.