Gli altri mondi possibili secondo Paul Klee, ossia le sue opere finali, vanno in mostra a New York.

'Paul Klee: Other Possible Worlds', al Jewish Museum dal 20 marzo al 26 luglio, esplora il potere creativo del pittore tedesco dell'ultimo decennio della sua vita. È la prima volta che un museo americano presenta opere realizzate in un periodo piuttosto inquieto per l'artista a causa sia dall'esilio dalla Germania nazista sia di una rara malattia autoimmune, la sclerodermia, che lo tormentò negli ultimi anni della sua vita.

Morì nel 1940 a 61 anni. Other Possible Worlds, curata da Mason Klein, e organizzata dal Jewish Museum in collaborazione con il Zentrum Paul Klee e il Kunstmuseum di Berna, ripercorre gli anni in cui Klee si distaccò dal Bauhaus per evolversi in uno stile con forme più essenziali, spesso riducendo la realtà a linee semplici o campiture di colore, per riflettere una visione astratta e interiore. Le opere in mostra, oltre cento tra dipinti e disegni, risentono anche del clima politico oppressivo di quegli anni e riflettono una forte tendenza verso temi spirituali e un'analisi profonda sul senso dell'esistenza. In mostra anche la sua iconica 'Angelus Novus', acquerello che raffigura un angelo dall'aspetto ambiguo e sgranato, con occhi sbarrati e ali spiegate. "Paul Klee: Other Possible Worlds - ha spiegato James S. Snyder, direttore del Jewish Museum - propone una ricontestualizzazione critica della pratica dell'artista, illustrando il modo il cui Klee è andato in direzione di una creazione innovativa come risposta agli orrori degli anni '30.