C’è un tumore che resta fuori dal racconto pubblico, nascosto tra imbarazzo e sottovalutazione dei sintomi. Non è tra i più frequenti, ma cresce in silenzio e spesso viene diagnosticato troppo tardi. È il carcinoma del canale anale, una malattia che si manifesta con segnali comuni – prurito, dolore, piccoli sanguinamenti – facilmente confusi con disturbi benigni. E proprio questa apparente banalità è il problema. Perché dietro sintomi che sembrano innocui può nascondersi una patologia oncologica che, nelle fasi avanzate, diventa difficile da trattare.
Oggi, però, si apre una nuova fase nelle cure. Arriva, infatti, la prima immunoterapia per il tumore anale avanzato. La Commissione Europea ha approvato retifanlimab, un anticorpo monoclonale anti-PD-1, in combinazione con chemioterapia, come trattamento di prima linea per i pazienti adulti con carcinoma a cellule squamose del canale anale metastatico o non operabile. È la prima volta che in Europa viene autorizzata una terapia sistemica di questo tipo per questa patologia rara, ma in crescita, che ancora oggi sconta ritardi diagnostici e un forte stigma sociale.
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