Cresce nei numeri, arretra nella qualità. Il turismo in Sicilia continua a muoversi lungo una linea ambigua: da un lato la tenuta dei flussi, dall’altro un progressivo indebolimento della capacità di generare valore. È questa la fotografia che emerge dallo studio di Prometeia presentato a Palermo durante il Forum delle Economie organizzato da UniCredit in collaborazione con Federalberghi Sicilia.

Un comparto che, numeri alla mano, pesa già in modo rilevante: il 4,2% dell’economia siciliana e il 4,8% della filiera turistica nazionale, grazie a un sistema che coinvolge trasporti, commercio, agroalimentare e offerta culturale e naturalistica. L’incontro, aperto dagli interventi di Salvatore Malandrino, Regional Manager Sicilia di UniCredit, e di Nico Torrisi, presidente di Federalberghi Sicilia, ha visto la presentazione dello studio da parte di Andrea Dossena, associate partner di Prometeia, seguita da una tavola rotonda con operatori e studiosi del settore.

Flussi stabili, ma cambia la domanda

Nel 2025 le presenze hanno superato i 22,6 milioni, mentre gli arrivi si sono attestati a 7,35 milioni (+0,3%) . Una stabilità solo apparente. A cambiare è la composizione: il turismo cresce esclusivamente grazie agli stranieri. Le presenze italiane sono scese sotto i 10 milioni (-6,3%), mentre quelle estere sono salite a quasi 13 milioni (+5,5%). Come ha evidenziato Prometeia nello studio presentato da Dossena, si tratta di «importanti cambiamenti nella composizione e nella tipologia dei turisti», fenomeni «da interpretare per garantire all’economia siciliana un importante contributo di sviluppo».