In una notte di novilunio, nell'India centrale, Pannelal Rajak si appoggia un'ascia sulla spalla e illumina con una torcia a fascio potente le acque immobili e scure di un lago. Rajak indica in lontananza il punto in cui la luce svanisce. "La mia terra era lì", dice.
Decenni fa, l’uomo, che ora ha 78 anni, cedette la sua terra alla miniera di carbone a cielo aperto di Bishrampur in cambio di denaro e di un lavoro che credeva di ottenere e che non ottenne mai perché – secondo quanto lui stesso racconta all’agenzia di stampa Reuters – la compagnia mineraria non gli offrì impiego a causa di una disabilità alla mano sinistra. Oggi, sorveglia la stessa miniera, che, una volta che il carbone si è esaurito, è stata trasformata in un lago navigabile con un ristorante galleggiante. "Almeno qui guadagno qualcosa, adesso".
Bishrampur è una sorta di modello per il grande Paese asiatico, impegnato nello sforzo di dare una seconda vita alle sue miniere esaurite. Secondo produttore e consumatore di carbone al mondo dopo la Cina, l’India sta infatti accelerando i programmi di rigenerazione in centinaia di miniere, man mano che le riserve di carbone si esauriscono, con l'obiettivo di creare mezzi di sussistenza sostenibili per le comunità che vi risiedono, principalmente attraverso il turismo.







