«La guerra finirà presto, il prezzo del petrolio cadrà come un masso». Puntuale, è arrivata anche ieri un'altra dose del Trump-Bazooka armato per tenere a bada il prezzo del petrolio. Parole affidate questa volta alla Pbs mentre arrivava anche l’ultimo bollettino anti-panico sul traffico di navi nello Stretto di Hormuz capace di fare argine ai temuti aumenti del petrolio dopo l’attacco all’isola di Kharg di venerdì scorso.

Del resto, più dei tempi sulla fine della guerra, è lo sblocco dello snodo del 20% del greggio e del gas globale (destinato perlopiù all’Asia) il vero barometro per il prezzo del petrolio. E così ieri appena il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha raccontato in un’intervista a Cnbc che «gli Stati Uniti stanno consentendo alle petroliere iraniane di attraversare lo Stretto di Hormuz», il mercato lo ha preso come una conferma che il blocco non è totale a Hormuz. Almeno le navi iraniane stanno continuando a caricare il greggio da fare arrivare in Cina. Sarebbero almeno 13 i supertanker transitati in queste due settimane con 24 milioni di barili, in base ai calcoli di Kpler. Anche alcune imbarcazioni cariche di gas liquefatto (GPL) battenti bandiera indiana e pakistana avrebbero attraversato lo Stretto. E questa è una doppia buona notizia per tutti: vuol dire che almeno chi non è considerato “nemico” dell’Iran (come sostenuto da Teheran) riesce ad aprire un varco, ma soprattutto che non c’è la grande stretta globale temuta sul petrolio.