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Il sequestro del mega yacht Force Blue e il j'accuse dell'imprenditore sui social: “Venduta la mia barca prima della sentenza"
“Votate sì, votate sì, votate sì. Non è un fatto politico, è un fatto – per noi italiani – di essere salvaguardati dalla giustizia”. Forte e chiaro il messaggio di Flavio Briatore in vista del referendum sulla giustizia. “La mia coscienza mi dice di farlo”, la prima sottolineatura dell’imprenditore nel video pubblicato sui suoi canali social. “Dobbiamo votare sì. Tutti i Paesi civili hanno la separazione delle carriere meno noi”, ha poi rincarato la dose, accendendo i riflettori sulla sua storia giudiziaria. Il suo giudizio è netto: “Sono il classico esempio di persecuzione”.
Briatore è dunque tornato al 2010, al sequestro del mega yacht Force Blue. “Era una società che faceva profitto, aveva 22-24 persone di equipaggio, quindi 24 famiglie che lavoravano. Un giorno, vicino al porto di La Spezia, c’è stato un arrembaggio da parte della Guardia di Finanza sicuramente mandata dal pm. Ci hanno portato nel porto di Genova e lì sono entrati sulla nave, hanno buttato fuori dalla nave mio figlio – che era piccolissimo – e mia moglie, e hanno sequestrato la nave”, la sua ricostruzione: “Il pm, arrivato con seguito di televisioni e telegiornali, ha dato un cinque a tutti i finanzieri per l’operazione brillante, per aver sequestrato la nave di Briatore, neanche fosse stata la nave di Riina”.






