Comprendere i grandi processi di trasformazione in atto non è semplice; pensare che la partita sui temi dell'intelligenza artificiale (AI), dei big data, del supercalcolo si giochi solo lontano da noi è a dir poco limitante. Proprio al fine di ricalibrare le consapevolezze e avvicinare un pubblico di non addetti ai lavori, dal 19 al 21 marzo a Bologna va in scena il festival Tecnòpolis, l'appuntamento gratuito e promosso da Città Metropolitana, Comune di Bologna e Regione Emilia-Romagna che mette al centro innovazione, scienza e cultura attraverso una pluralità di formati, aprendo le porte di una cittadella dove ogni giorno si sposta più avanti la frontiera. Il chiaro riferimento va al Tecnopolo DAMA (Data Manifattura), il sito che è già un punto di riferimento per numerose iniziative connesse al potere del dato e alla computazione.Ospita, infatti, il datacenter Cineca, casa di Leonardo, il supercomputer che ha sede in Italia ma rappresenta un elemento di punta per tutto il continente europeo nell'ambito del calcolo ad alte prestazioni.L'ex sito industriale annovera anche il super supercomputer dell’European Center for Medium-term Weather Forecasts (ECMWF), il cui lavoro è fondamentale per la ricerca meteorologica e sulle previsioni legate al riscaldamento globale, complice anche una mole di dati tra le più importanti a livello globale. Altrettanto rilevanti le presenze del Centro nazionale di ricerca in High Performance Computing di ICSC e di IT4LIA AI, declinazione italiana di un ecosistema europeo più ampio che punta, mediante molteplici factories, a rendere più concreta l'adozione di soluzioni AI ad alto impatto in grado di fare la differenza per i diversi attori innovativi.Un'occasione per “dare corpo e voce a chi fa ricerca”Eppure, il macrotema di Tecnòpolis è il futuro, in un'accezione molto più sfaccettata. Wired Italia è media partner dell'evento e per questo abbiamo chiesto al direttore scientifico della manifestazione, Massimo Temporelli, quale sia il carattere peculiare di questa manifestazione al debutto: “L'obiettivo primario è far conoscere alla cittadinanza locale quel luogo straordinario che è il Tecnopolo, un luogo di ricerca, di innovazione, di tecnologia e che purtroppo, per sua natura, spesso rimane chiuso agli altri, un po' la famosa torre di Babele della scienza o degli accademici".Infatti, la maggior parte delle persone, i cittadini comuni, non sanno cosa si fa all'interno del Tecnopolo e per questo è fondamentale aprire le porte e “dare corpo e voce a chi fa ricerca. Naturalmente non lo faranno solo i ricercatori e le ricercatrici. Abbiamo invitato una serie di persone competenti in vari campi. Persone che ci aiuteranno a far capire come l'Italia abbia bisogno di luoghi e ricerche come queste per continuare a essere un Paese contemporaneo. Quindi non è una location casuale. La seconda cosa è provare a intercettare dei temi che caratterizzeranno il nostro prossimo futuro”.Fare previsioni sul medio termine è sempre più difficileL'evento bolognese si articolerà infatti in due appuntamenti: nell'edizione di marzo, il focus è sui prossimi 5-10 anni, con un'analisi concreta su tecnologie e cambiamenti già in atto; nell'edizione di ottobre 2026, lo sguardo si proietta in avanti, fino ai prossimi 30-50 anni con visioni ancora tutte da scrivere. Al direttore scientifico Temporelli chiediamo, in un mondo dove i cicli di accelerazione sull'innovazione si sono fatti più veloci, come si farà a strutturare un discorso guardando così avanti, a metà secolo almeno: “Sicuramente è più difficile che fare previsioni sul medio termine, i prossimi dieci anni sono definiti. Si può sbagliare del 20%, del 15% le previsioni ma ci sono una serie di cose che sappiamo già. Quello che succederà tra 30 anni è più difficile, abbiamo margini di errore molto più ampi.Ma l'obiettivo, in tempi di policrisi, è proprio quello di alzare un po' lo sguardo: "Abbiamo degli obiettivi da portarci a casa proprio entro il 2035, che probabilmente non saranno rispettati, quindi ce ne daremo altri. Nel prossimo festival, ci chiederemo: Cosa dobbiamo fare subito dopo? Se parliamo di esplorazione, Marte; se parliamo del lavoro è lavorare meno, probabilmente nei prossimi dieci anni cominceremo a vedere questo trend. Cominciamo a guardare un mondo un po' più futuristico appunto”.La Data Valley del capoluogo emiliano è la dimostrazione concreta che molte cose succedono anche in Italia, paese nel quale Temporelli lavora come divulgatore per portare a un pubblico generalista un racconto su scienza, tecnologia e innovazione che possa anche informare e ispirare (ha co-fondato e presieduto The FabLab, laboratorio di fabbricazione digitale; è stato protagonista di conferenze e seminari su innovazione, cultura digitale e storia della tecnologia; tra i suoi libri figura “Innovatori. Come pensano le persone che cambiano il mondo”).In vista dell'appuntamento Tecnòpolis, gli chiediamo quale sentiment avverte in giro in materia di tecnologia e innovazione e quale narrazione vorrebbe contribuire smentire di più nella tre giorni bolognese.Riguadagnare consapevolezza“Dalla metà dell’Ottocento ad oggi, quindi 170 anni, abbiamo delegato ad altre società l'innovazione. Se si guarda il panorama informatico attuale non c'è niente di europeo, è tutto americano o cinese. E non credo che noi siamo più stupidi degli americani o dei cinesi. Credo che ci sia un contesto culturale scarsamente pro tecnologia. L'Italia, e in generale l'Europa fino all'Ottocento, è stata l'avanguardia scientifica tecnologica; a tendere si è poi visto un contributo sempre minore a favore di una riflessione filosofica, antropologica, culturale su cosa l'Homo sapiens deve fare, cosa deve adottare, che ha creato un rallentamento”.Il contesto stesso in cui l'evento va in scena è emblematico dell'importanza di riscrivere la rotta e ripensare le ambizioni (l'area in cui sorge il Tecnopolo ospitava una manifattura tabacchi). La stessa Bologna ha nel tempo dovuto ripensare la sua traiettoria e con la nascita di una delle più antiche scuole tecniche d'Italia (l'Istituto Aldini Valeriani, all'origine Scuole Tecniche Bolognesi) di fatto pose le basi per produrre quel capitale umano fondamentale per creare una nuova generazione di imprenditori, tecnici, professionisti, manager, ecc.Insomma, ieri come oggi bisogna sempre agganciare il nuovo corso: "Gli europei stanno un po' a guardare. Se vogliamo, invece di lamentarci, riprenderci almeno una consapevolezza di cosa significa innovare, cambiare e non guardare solo verso il passato dobbiamo darci una svegliata; i Festival alla fine servono anche a questo, perché ci sono delle eccellenze in Italia che - se escono allo scoperto e raccontano quello che facciamo- ispirano altre persone, Samantha Cristoforetti è un esempio lampante" afferma Temporelli.L'astronauta dell'Esa darà il via alla manifestazione, dialogando con la giornalista Silvia Bencivelli sulle prospettive dell'esplorazione spaziale, per comprendere “quali direzioni stanno cambiando il modo in cui l’umanità lavora e si muove oltre l’orbita terrestre”. Numerosi altri ospiti popoleranno la tre giorni: tra gli altri, il neurobiologo Stefano Mancuso; lo storico dell'astronomia Adrian Fartade; l'etologa Margherita Paiano; e poi David Quammen, autore del celebre Spillover, atteso protagonista di una lectio magistralis sul momento in cui le grandi idee cambiano il destino dell'umanità. Ospiti scelti in quanto non mondi separati ma parte di una stessa cultura, aveva anticipato Temporelli, che traccia gli highlights di questa prima edizione.I principali ospiti“Cristoforetti e Bencivelli apriranno il Festival con una discussione su spazio tra Italia, Europa e mondo; avere una donna che si sta spendendo per l'esplorazione spaziale è il messaggio più bello. Amo tantissimo di questa prima edizione la presenza di David Quammen, autore di un libro bellissimo, L'evoluzionista riluttante, una biografia su Charles Darwin: gli abbiamo chiesto di raccontarci com'è la sensazione, l'emozione, il sentire più generale delle persone che sanno che stanno per cambiare il mondo”.Non solo Stem, spazio alle ibridazioniAll'evento saranno previsti anche eventi dedicati alle scuole, con l'obiettivo di avvicinare gli studenti alla scienza come strumento per orientarsi in un mondo sempre più complesso a partire da quello del lavoro. Non a caso ci saranno, spiega il direttore scientifico, “ momenti di riflessione sul futuro delle professioni, incontreremo persone che lavorano nella mobilità, nell'elettrificazione, nell'automazione della mobilità”Ma non di sole Stem vive il festival, come dimostra ad esempio l'appuntamento “Pochi simboli in fila: tra equazioni e poesia” con Filippo Capobianco, attore, poeta e vincitore della Coppa del Mondo 2023 di Poetry Slam a Parigi, che accompagnerà il pubblico nella comprensione delle parole comuni alla scienza e alla poesia, come “tecnica, meraviglia, sintesi e ricerca”.L'ibridazione è voluta, "pensando che il linguaggio scientifico si debba contaminare e viceversa. Insomma, è un Festival che prova a disegna anche un mondo diverso da quello che viviamo, partiamo da questo, non ci inventiamo delle nuove regole" afferma il direttore.Spicca, tra le proposte culturali, anche il dialogo a due voci tra il trombettista e compositore Paolo Fresu e la cantautrice Ginevra, per esplorare il rapporto tra musica e innovazione in un'era dove gli strumenti digitali cambiano il modo di comporre e di fare ricerca sonora.Nei diversi ambiti, il Festival chiama gli ospiti a guardare al futuro, con un approccio votato al What's Next.Ma se un Festival si definisce per quello che racconta, al contempo si posiziona anche su quello che decide di non raccontare o mettere in una posizione diversa rispetto alle aspettative. Nel caso di Tecnòpolis qualche scelta è stata fatta e il palinsesto lo rispecchierà: “Parleremo di intelligenza artificiale, però non siamo partiti da lì un po' perché non è il fine ma è piuttosto lo strumento e poi perché ne hanno parlato tutti a proposito e a sproposito negli ultimi anni. Non è un Festival sull'intelligenza artificiale, è un Festival sul futuro, mi interessa forse più la poesia, come sapremo scrivere o parlare in pubblico piuttosto che la tecnologia in sé che è importantissima. Siamo un po' usciti dalla moda di doverne parlare per forza".Un'opportunità per BolognaL'appuntamento è a Bologna, dal 19 al 21 marzo, per approfondire i temi, conoscere il Tecnopolo Dama, prendere parte ai talk, ai workshop e ai laboratori (tutti gli eventi sono gratuiti su prenotazione); la tre giorni si fa spazio in una città dove non mancano mai gli spunti di dibattito e si fa innovazione, ma che ultimamente è stata spesso al centro della discussione per alcuni aspetti in particolare, come il turismo eccessivo e le ricadute sulla vita urbana.Eventi come i Festival possono aiutare a ricalibrare queste narrazioni? “Tutte le buone notizie ci riguardano ma non siamo stupidi e sappiamo benissimo che ci sono problemi nelle città italiane. Oggi c'è meno probabilità che qualcuno faccia qualcosa di nuovo e che crei aziende, quindi siamo tipicamente portati a vendere un po' i gioielli di famiglia. Non creiamo valore ma vendiamo quello che abbiamo prodotto nel passato; la turistizzazione delle città è un po' la conseguenza. Questo è il discorso superficiale, perché poi se si va in profondità si scopre che ci sono tantissime aziende, tantissime PMI, tantissimi ricercatori e ricercatrici che sono bravissimi".Molti professionisti della ricerca e dell'innovazione sono all'opera proprio nella città emiliana, protagonista, nella giornata di venerdì 20 marzo, di un panel dal titolo “Bologna nel mondo che cambia”, un dialogo su innovazione, sovranità dei dati e visioni di futuro che vedrà la partecipazione del sindaco Matteo Lepore e di Francesca Bria, economista, tecnologia e Presidente di ART-ER (società consortile della Regiuone nata per favorire la crescita sostenibile attraverso lo sviluppo dell’innovazione e della conoscenza, l’attrattività e l’internazionalizzazione del territorio, ndr).Per Temporelli, la strategia per prendere parte al cambiamento è abbastanza chiara e contempla un mix tra aspetti quantitativi e qualitativi, locali e non: "Manca secondo me una visione sistemica, un po' di orgoglio, un po' di passione nazionale ed europea. Questi Festival servono appunto a dire che da noi si ricerca esattamente come si fa all'MIT, esattamente come si fa a Pechino. Non ci manca niente, dobbiamo creare massa critica, smettere di pensare per piccoli regni e creare un fondo unico per l'innovazione europea decidendo a chi spetta qualcosa, a chi qualcos'altro".
Tecnòpolis, arriva il festival bolognese per dare voce a chi fa ricerca e provare a immaginare (insieme) il nostro futuro
Dal 19 al 21 marzo nel capoluogo è di scena Tecnòpolis, il primo di un doppio appuntamento per invitare il pubblico generalista a concentrarsi sul mondo di domani e a scoprire cosa succede nella data valley emiliana dal respiro europeo







