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Per il rush finale "il Fatto Quotidiano" organizza una serata dove sfila l'esercito di artisti "contro". E Conte li invita tutti sul palco
Domanda. A cui non sappiamo dare una risposta. Ma perché in un Paese in cui, di fronte al referendum sulla giustizia, tutte le categorie professionali, come è logico, si dividono più o meno equamente (metà dei dentisti voteranno Sì, metà No; metà degli imprenditori Sì, metà No; e così gli agenti di commercio, i fruttivendoli, i giornalisti...) e invece tutta le gente che lavora nel mondo dello spettacolo vota solo Sì? A pensarci è curioso. A parte Fausto Leali e Michele Placido, tutti gli attori e i cantanti italiani costituiscono un fronte unico per il No. Come mai? Perché sono più intelligenti di tutti? Però la presenza nel gruppo di Frank Matano e Pif ci dice il contrario... Perché non è una professione ma un casta? Il gramscismo al tempo di Pechino Express potrebbe darci risposte interessanti. Oppure perché schierandosi con un referendum che ormai ha preso una deriva meloniana hanno paura di esporsi a critiche e attacchi come è successo ad artisti vicini alla destra? I casi Venezi e Pucci insegnano.






