ABU FALAH (CISGIORDANIA) - Basel Murrah non vuole spingersi oltre tra gli ulivi. Preferisce indicare con la mano i tendoni scuri, là in fondo, a trecento metri, appena dietro le case palestinesi. Poi indietreggia.

Solo 36 ore prima ha visto morire sotto i suoi occhi il primo palestinese con un proiettile alla testa sparato da un gruppo di coloni. Si chiamava Fara Jawdat Hamayel, aveva 57 anni. Venti minuti dopo è caduto davanti a lui Thaer Faruq Hamayel, 30 anni. «Avevano il volto incappucciato – racconta –. All’inizio erano una ventina. In meno di un’ora erano diventati un centinaio, divisi in due gruppi. Due erano armati di fucili M16, altri impugnavano pistole».

Quei tendoni neri, sostenuti da pali di ferro e pareti di lamiera, sono probabilmente l’ultimo (in ordine di tempo) avamposto eretto da coloni in Cisgiordania. È comparso dal nulla la mattina di domenica 8 marzo, poche ore dopo che si era consumato ad Abu Falah, villaggio palestinese non lontano da Ramallah, uno dei più cruenti attacchi degli ultimi anni. Sotto gli occhi indifferenti dell’esercito, accusano gli abitanti di Abu Falah.

Gli avamposti sono piccoli insediamenti non autorizzati, illegali per la legge israeliana. Prima sono tendoni montati in una notte. Poi viene spianata una strada sterrata per collegarli alla rete stradale usata dai coloni. In seguito arrivano i caravan, poi i prefabbricati e le condotte d’acqua. La strada, infine, viene asfaltata. Il tutto sotto gli occhi dei soldati, spesso presenti con una base vicina, e davanti a quelli, impotenti, dei palestinesi dei villaggi vicini, che si vedono sottrarre parte dei loro uliveti per ragioni di sicurezza. Diversi avamposti diventeranno insediamenti ufficiali (comunque contrari alla legge internazionale), o annessi ad altri già esistenti. Parte dello Stato di Israele.