Il gatto perde l’equilibrio sullo schienale del divano. Per una frazione di secondo il corpo resta sospeso, quasi immobile. Poi qualcosa si attiva: la testa si gira, la schiena si torce, le zampe si aprono. Nel tempo di un battito di ciglia il movimento si ricompone e il felino atterra sulle quattro zampe, spesso con l’aria di chi non ha fatto nulla di speciale. Chi vive con un gatto ha assistito a questa scena decine di volte. Eppure dietro quel gesto apparentemente naturale si nasconde uno dei misteri più studiati della biologia animale. Da oltre un secolo scienziati e fisici cercano di capire come sia possibile che un animale riesca a riorientarsi in aria senza appoggi e con una precisione quasi perfetta. Ora una nuova ricerca pubblicata sulla rivista The Anatomical Record, condotta da un team dell’Università di Yamaguchi in Giappone, aggiunge un tassello decisivo alla soluzione del cosiddetto “problema del gatto che cade”.
La scoperta nascosta nella colonna vertebrale
La novità sta nella schiena dei felini. Per molto tempo si è detto semplicemente che i gatti sono estremamente flessibili. Lo studio giapponese mostra però che la loro colonna vertebrale non è elastica allo stesso modo in tutta la sua lunghezza. La parte toracica, quella centrale e superiore del dorso, è sorprendentemente mobile: può ruotare con grande facilità e con pochissimo sforzo. La zona lombare, più in basso, è invece molto più rigida e stabile. Questa differenza crea una sorta di meccanismo naturale che permette al gatto di ruotare il corpo in sequenza mentre cade. Quando perde l’equilibrio, infatti, la prima parte a girarsi verso il suolo è quella anteriore del corpo. La testa e le spalle orientano subito il movimento grazie alla flessibilità della zona toracica. Solo dopo segue la parte posteriore, che funziona quasi come un punto di ancoraggio e consente di completare la rotazione senza perdere il controllo. Il risultato è quella capriola rapidissima che porta il gatto ad allineare il corpo con il terreno prima dell’impatto.







