Motto latino per vezzo e per nobile richiamo alle origini di una storia americana che galleggia sulle leggende hollywoodiane e sui luoghi comuni. Dove c’è da risolvere una situazione speciale e intricata Washington non può fare a meno di quel Corpo che si fregia della scritta “Semper fidelis”: dalle spiagge della Normandia a quelle di Iwo Jima fino adesso a quelle del Golfo persico. Per i Marines è sempre D-Day.
Eppure quando nacquero loro, due secoli e mezzo fa (correva il 1775) nel Nuovo Mondo in cerca di indipendenza, la fanteria di marina esisteva da almeno duemila anni. È infatti un’invenzione romana, della repubblica che già si sentiva impero. Pur avendo creato un esercito straordinario nella struttura, nell’addestramento e nell’efficacia in battaglia, appena Roma si era scontrata con la potenza marinara di Cartagine si era accorta che sulle acque era un’altra storia.
In attesa di formare esperti marinai militari e in proiezione di generare in un futuro remoto il “popolo di navigatori” partorì i fanti che operavano sul mare, i classiarii, imbarcati dopo l’addestramento nell’esercito (che non era ancora la legione istituita da Mario) per governare le navi, e dopo l’invenzione dei corvi che agganciavano le temibili imbarcazioni puniche, pure per combattere come sulla terraferma dove erano perfettamente a loro agio e micidiali con l’uso del corto gladio negli scontri ravvicinati.











