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Razzi, missili, minacce continue nel Nord del Paese. In campo l'ex ministro Dermer per un'intesa
È semplice: o Israele è disposta a rinunciare al Nord del suo territorio, a città importanti come Kiriat Shmone, a centri agricoli fondamentali nella storia, come Margaliot, al suo più bel paesaggio campestre, alle coltivazioni dei pionieri cui tiene come alla sua stessa anima o, invece elimina gli Hezbollah dal Sud del Libano. La giornata di ieri è stata un continuo allarme, un rombo spezzato solo dai botti dei missili e dei droni. La popolazione vive in uno stato di terrore: più che mai adesso, come avviene da anni, la notte corre nei bunker, i bambini non possono andare a scuola, i genitori non lavorano. Occorre assicurare la libertà del Sud del Libano, fino al fiume Litani, dove, secondo la tregua del 27 novembre 2024, deve cessare la ricostruzione delle basi e dei depositi d'armi, il trasferimento di missili e droni, gli attacchi sporadici o sistematici dei terroristi. Ma mercoledì di due settimane fa ha segnato l'ingresso degli Hezbollah, cuore del potere sciita iraniano, nello scontro con Israele.






