Esiste una metafora nella vitae nello sport, che rimanda al concetto di “alzare l’asticella”, utilizzato quando il gioco si fa duro e i duri cominciano a giocare. O a saltare, come in questo caso. E nel caso di Armand “Mondo” Duplantis le cose finiscono ormai per coincidere. A Uppsala, nella sua Svezia, nel meeting che porta il suo nome, il Mondo Classic, il campione olimpico ha firmato l’ennesimo capitolo della sua leggenda personale: 6 metri e 31 centimetri, quindicesimo record del mondo della carriera. Un numero che impressiona già di per sé. Ancora di più se si pensa da dove è iniziata questa storia. Quando Sergej Bubka, nel 1985 a Parigi, superò per la prima volta la barriera dei sei metri, quel limite sembrava appartenere alla categoria delle soglie quasi metafisiche dello sport e dell’atletica, come il miglio sotto i quattro minuti o i cento metri sotto i dieci secondi. Un confine che sembrava raccontare il limite dell’uomo prima ancora che quello dell’atletica.
Quarant’anni dopo quel muro non solo è caduto: è diventato il terreno di gioco di un atleta che si muove in un’altra dimensione. Duplantis ha portato l’asticella a 6.31 e la sensazione è che il margine non sia affatto esaurito. Nel gesto tecnico, nella velocità della rincorsa, nella pulizia del passaggio sopra l’asta c’è qualcosa che restituisce l’idea di un atleta che abbia ancora centimetri da aggiungere alla storia. Ad occhio e croce 10. Eppure quei centimetri arrivano sempre con il contagocce. Da anni Duplantis ha scelto una strategia tanto semplice quanto efficace: migliorare il primaPerché proprio un centimetro alla volta? Viene quasi spontaneo pensare al celebre monologo di Al Pacino in Ogni maledetta domenica, quando spiegava che nello sport tutto si decide “in un centimetro”, la distanza che separa la vittoria dalla sconfitta.








