Anni Sessanta, la famiglia sul divano, tutti in silenzio, è il momento tanto atteso, c’è lo sceneggiato in tivù. Non c’è bisogno di alzarsi per cambiare canale, tanto se ne vede uno solo, rigorosamente in bianco e nero. Se poi è il giorno del quiz, mezza Italia si ferma. Il focolare domestico, il momento di aggregazione è questo, ormai. Il televisore troneggia rapidamente in tutte le case. Anni Ottanta, è il tempo del telecomando. Chi se ne appropria detiene il potere di scegliere il canale e i programmi, visto che adesso ce ne sono molti a disposizione. Anni Duemila, i telecomandi sono triplicati; figli, genitori, nipoti, nonni arrancano nel cercare di passare dal digitale terrestre allo streaming, in preda ad un senso di frustrazione che unisce trasversalmente le generazioni. Ma ora il sogno di tornare ad un unico click, ad un solo meccanismo senza che gli spettatori debbano adattarsi alle fluttuazioni tecnologiche, sembra diventato realtà. Arriva anche in Italia il nuovo decoder universale, utile per compattare la “vecchia e nuova” tv, un solo strumento per passare dal digitale terrestre, al satellitare, alle piattaforme.
Per molti anni i consumatori italiani hanno cercato una soluzione per rimettere in piedi i loro vecchi televisori ed adeguarli alla nuova generazioni delle smart tv. I primi modelli di decoder erano usciti già diversi anni fa e permettevano il collegamento a piattaforme internet come SkyTv o anche la più semplice lettura di DVD e CD audio-televisivi. Ma in questi ultimi tempi terrestre, satellite e streaming sono diventati compartimenti stagni, in cui entrare diventa una sfida, un rebus, spesso un enigma esasperante. Le associazioni dei consumatori, le stesse istituzioni hanno chiesto da tempo una soluzione, un aiuto concreto per quello che rischia di diventare un gap in più per le famiglie.







