Un problema che Francesca Albanese non ha è sicuramente la carenza di autostima. La relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati (mai capito perché non esista, ad esempio, un relatore o relatrice speciale sui diritti delle donne iraniane, ma non divaghiamo) non si capacita che un istituto di credito non accetti di pagare una trascurabile ammenda, diciamo nell’ordine del miliarduccio, per avere l’onore di aprirle un conto corrente.
La cronaca, anche se pare piuttosto una pièce di Ionesco. Occasione: il webinar sulla “finanza etica nel contrasto di guerra e dopo Gaza” (più che un titolo, un accumulo di parole-chiave) organizzato dai «dipendenti di Banca d’Italia per la Palestina». Se vi pare un evento dai tratti stranianti, aspettate di sapere in cosa si è tramutato. Tra i relatori figuravano il direttore generale di Banca Etica Nazzareno Gabrielli e lei, la Madonna pellegrina delle anime belle in kefiah, la dottoressa Albanese. La quale ha deciso che il tema, dai contorni un po’ sfumati, dovesse virare nettamente verso lo sfogo personale. Sempre e solo perché nel suo Ego si rispecchiano le storture del mondo, ci mancherebbe. «La finanza etica è etica fino a un certo punto, perché opera all’interno di questo sistema e con grossi vincoli, il mio caso ne è la prova», ha tuonato la guru ProPal incalzando pubblicamente il povero Gabrielli, che ad ogni parola si sarà chiesto per quale diavolo di congiura cosmica si trovasse lì, e non da qualsiasi altra parte.






