Il personaggio che vorrebbe tanto interpretare e non gli hanno mai proposto è Fitzcarraldo, vorrebbe 'specificità e indipendenza' nel cinema italiano, mentre nel suo cassetto c'è un mockumentary (un falso documentario) sul grande Federico II di Svevia.

Lo dice l'attore e produttore Riccardo Scamarcio all'ANSA in occasione del Premio Eccellenze del cinema che riceverà domani a Monopoli all'interno della 26esima edizione del Sudestival.

Cosa significa questo premio che riceverà domani? "Fa sempre piacere avere un riconoscimento al mio lavoro d'attore, tanto più in un festival per ragazzi che coinvolge anche docenti e scuole nella Puglia da cui provengo".

Da attore e produttore come vede il cinema italiano? "Antonioni si starà rivoltando nella tomba e Fellini riderà, per non parlare di Kubrick. Ho 46 anni e sono cresciuto con questi riferimenti quindi auspico quel cinema che non si riesce più a fare. Penso a David Lynch e a tutti quei registi che sono comunque lontani dall'algoritmo, noi in Italia abbiamo comunque Sorrentino che è un regista che riesce sempre a mantenere un buon livello di indipendenza, lo cito perché lo conosco, è un amico e so come lavora".

Allora cosa fare? "Va considerato che esiste da sempre una committenza che ha strumenti politici ed economici capaci di indirizzare il cinema in una direzione o nell'altra. Per spiegarmi meglio va detto che negli anni Quaranta e Cinquanta negli Stati Uniti è nata la United Artists, una distribuzione organizzata dagli artisti per contenere le grosse major che hanno come prima ambizione quella di fare profitto, mentre l'industria d'intrattenimento dovrebbe tendere a fare prototipi, opere uniche speciali. Il sistema cinema italiano la prima cosa che dovrebbe fare è quella di proteggere l'indipendenza dei produttori, dare spazio ai giovani autori e registi, mantenere alto il livello di sperimentazione e, soprattutto, salvaguardare lo specifico italiano".