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13 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 17:29
Sapete chi era Wilt Chamberlain? Semplicemente una delle più irreali combinazioni di stazza, atletismo e talento cestitico mai sceso in campo da quando James Naismith ha inventato questo gioco. Un 2.16 costruito come un culturista di Venice Beach, che se avesse partecipato alle Olimpiadi anche nel salto in alto e in lungo avrebbe dato grosso filo da torcere agli specialisti della disciplina. Negli anni in cui ha giocato (dal 1951 al 1973) ha avuto sul basket un effetto paragonabile al Victor Wembanyama di oggi. Chamberlain è anche colui che vanta la più impressionante collezione di record, tuttora imbattuti. Tra i quali, i 100 punti in una gara, in settimana “messi a rischio” dagli 83 punti di Bam Adebayo. Bene, Shai Gilgeous-Alexander stanotte nella vittoria contro i Boston Celtics ne ha disintegrato uno: 20 o più punti in 127 gare consecutive (Wilt si fermò a 126). Una continuità realizzativa senza precedenti. Come lo scorso anno, il discorso MVP sarà una questione tra Jokic e la stella degli Oklahoma City Thunder. Trattasi di serpente a sonagli con la palla in mano, che conosce infiniti trucchetti per segnare in avvicinamento a canestro, indipendentemente se la difesa sia schierata o meno. Realizzatore dalla media come se ne vedevano pochi dai tempi di Michael Jordan, ha aggiustato la mira anche da tre punti, dove la mette con un buon 38,3%. Ne sta segnando quasi 32 di media, con un’efficienza dal campo in stile Shaquille O’Neal, solo con 20 cm di meno di altezza. I Thunder? I primi della classe, avviati alla dinastia. Sempre se le regole NBA lo permetteranno.












