Le radici alessandrine in quella terra da «Pochi clamori tra la Bormida e il Tanaro», come scrisse Umberto Eco nell’articolo per «L’Espresso» sulla sua città. E pure lo scetticismo, l’ironia, l’attitudine critica, disincantata, anche analitica, che hanno segnato tutta la sua opera, dalla semiotica ai romanzi, dalla critica ai media alla caccia al falso. Questo e tutto il distillato di «alessandrinità» nella due giorni, oggi 13 marzo e domani 14 marzo, che vuole gettare un seme in favore del connubio tra Eco e le sue radici.
Umberto Eco, due giorni di eventi: tavola rotonda col figlio Stefano poi incontri e musica live
La “sua” squadra per ricordarlo
Non bastano il murales al quartiere Cristo, l’opera di Marco Lodola e l’intitolazione del liceo, perché «non ci concentreremo solo su quello che Alessandria può fare per Eco – annuncia il sindaco Giorgio Abonante –, ma anche su quello che Eco può ancora fare per Alessandria».
Tutto questo è possibile ora, a dieci anni dalla morte lo scorso 19 febbraio, il tempo di assenza dagli incontri pubblici come aveva chiesto nel suo testamento. Ed è possibile in sinergia con quella che i promotori di «Umberto Eco alessandrino» chiamano «la sua squadra», a partire Danco Singer, ideatore insieme a lui del Festival della Comunicazione di Camogli, per arrivare al grande amico e compagno di musica Gianni Coscia, che per lui si esibirà domani sera in chiusura alla due giorni, passando anche per il figlio Stefano che sarà presente questo pomeriggio in rappresentanza della Fondazione Umberto Eco, che collabora. «Un lavoro di due anni», rivela Abonante, che non si esaurirà domani sera ma inaugurerà un intero anno dedicato alla figura del grande intellettuale.








