"La mia annunciata partecipazione a un'iniziativa promossa da Magistratura Democratica ha dato luogo a letture e interpretazioni polarizzate, rischiando di spostare l'attenzione dai contenuti a dinamiche di contrapposizione.

Per questo, con l'amarezza di chi vede la sostanza soffocata dal frastuono e con il dovere di custodire le istituzioni, ho deciso di rinunciare alla mia presenza, nell'auspicio che tale scelta contribuisca a ricondurre il confronto in un registro più sobrio e costruttivo, rispettoso e realmente orientato al bene comune". E' quanto afferma monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Cei rendendo noto che oggi non prenderà parte al XXV Congresso di Md che inizia oggi a Roma.

"La Costituzione - afferma Savino nella nota - è l'infrastruttura istituzionale della coesione sociale: non un marcatore di parte, ma una casa comune che precede le maggioranze e non umilia le minoranze; una 'legge superiore' perché ricorda a tutti - soprattutto a chi esercita potere - che esistono limiti invalicabili: la dignità della persona, i diritti inviolabili, le garanzie". Savino sottolinea tra l'altro che "l'indipendenza della magistratura non è un privilegio di categoria, ma una tutela sostanziale dello Stato di diritto". "È doveroso chiarirlo: la mia eventuale presenza - prosegue la nota - non aveva e non avrebbe avuto alcuna intenzione di trasformarsi in un'indicazione di voto sul referendum - sottolinea Savino -. Non compete a un vescovo suggerire un'opzione elettorale: sarebbe improprio sul piano istituzionale e riduttivo su quello spirituale. Ciò che compete, invece, è richiamare alcuni criteri di responsabilità civica che, in questo tempo, appaiono più necessari che mai. Primo: custodire l'equilibrio tra i poteri dello Stato. L'autonomia reciproca non è una formalità, ma una garanzia per tutti. Quando i poteri smettono di bilanciarsi e di contenersi, la libertà diventa fragile; e a pagare per primi il prezzo di ogni squilibrio sono sempre i più deboli, i meno protetti, chi dispone di minori risorse culturali o relazionali per difendersi". Nel rilevare l'importanza dell'indipendenza della magistratura il vicepresidente della Cei aggiunge che "la giustizia, per essere giustizia, deve poter restare 'distanza del giudizio' e non diventare prossimità al potere. È in questa distanza - fatta di regole, contrappesi, garanzie - che una democrazia misura la propria credibilità. Desidero inoltre richiamare l'alta responsabilità del magistrato, la cui funzione non si esaurisce nell'applicazione della norma, ma domanda coscienza, rettitudine e senso del limite".